Così decidiamo di disattivare i commenti da un post politico, mica niente di serio, ma essendo in questo particolare momento storico il variegato mondo di lettrici e lettori così preda di pulsioni incazzerecce, così propenso al commento divisivo, quando non puramente idiota, per non passare poi il tempo a mondare le pagine da inconsistenze intellettuale dalla stessa evanescenza (e odore) di certe micidiali flatulenze, decidiamo per il no comment. La cosa non ha apparentemente sconcertato nessuno, tuttavia, qualcuno ha avuto l’ardire…
Ha avuto l’ardire, perché c’è sempre chi ha solo l’ardire, di informarci che se proprio volevamo impedire di commentare il post, inibendo i commenti – naturalmente non ha usato inibendo – poi “dovete cancellare il post”. Ora a parte il fastidio di quel dovete, come se dopo avere pagato i nostri conti con i soldi delle nostre tasche poi dovessimo chiedere il permesso a sconosciuti sulla linea editoriale e di distribuzione da seguire, abbiamo riflettuto sulla sofferenza che simile impedimento a commentare poteva generare in chi ne sentiva, in quel momento, il disperato bisogno.
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Si aveva la sensazione che poter commentare quel post da noi pubblicato fosse di capitale importanza; come se si dovesse, con un commento che presumiamo volesse essere offensivo – ma è nostra presunzione, non lo sapremo mai – liberarsi di un insostenibile mal di pancia che ossessionava da giorni. E sappiamo il mal di pancia, quando dice sul serio, i fastidi che dà. Mossi da una simile umana compassione abbiamo pensato, per la frazione di un misero secondo, di rimuovere la disattivazione dei commenti. Poi saggezza, ad avene, ha suggerito di mantenerli.
Un po’ per gusto, perché se si può dare un dispiacere a qualcuno, in quanto umani, difficilmente ci si tira indietro, un po’ per utilità, i commenti sono rimasti naturalmente disattivati e quel qualcuno che dà ordini come se fosse dio, è stato messo nelle condizioni di non sapere più cosa succede sulle nostre pagine dentro e fuori dall’ambiente social, e fine della storia. Resta tuttavia una tristissima domanda: se invece di sprecare tanta energia nello scrivere commenti spesso disarticolati, disinformati e da disinnescare, questi sgrammaticati seriali, leonesse e leoni da tastiera o da smartphone con seri problemi di lingua italiana, capissero che per rompere certe dinamiche in piedi da vite intere non serve rendere nota la propria inutile opinione, magari caricandola di ingiustificato maldipancismo, ma servirebbe applicarsi praticamente alla vita politica del paese – che non significa scaricare insulti contro il capobanda del momento – non ne avrebbe un beneficio la società tutta?
O si pretende troppo?
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(7 agosto 2026)
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