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Quelli del “e tè che cxxxo guardi”: inconsistenti, impauriti o senza cervello

di P.M.M.

E poi succede che scendi dall’autobus e cammini per i fatti. I tuoi. Passi a fianco di uno che nemmeno noti perché, vi diamo una notizia mandria di bufali incolti, la gente si fa anche i fatti suoi, ha anche le proprie cose a cui pensare e nemmeno vi nota e lui ti passa a fianco, aspetta che tu sia sufficientemente distante e ti lancia il suo “E tè che cxxxo guardi”. Che è un po’ come dichiarare un’appartenenza, diciamo. A sapere cosa significa appartenenza.

Il genere è sempre quello: maschio o femmina, vestiti di tutto punto (e generalmente con capi che non fanno per loro, ché li rendono più volgari e inadatti ancora), cultura tendente al basso, giovani o giovanissimi, a scuola da poco spesso a quasi mai, al lavoro meglio di no che mi stanco, libri ottimi per il cesso (ma non per leggerli) molto telefonino e molti social (convinti che informarsi sia quello) e una carica di aggressività che si spiega soltanto con la disperazione di quello che sono. E c’è un dramma: non sono nulla. Non sono nemmeno quello che appaiono. Non sono nemmeno quella cosa brutta che pretendono di sembrare. Tutto ciò che desiderano è far sapere al mondo, a te che passi e ti fai i fatti tuoi, che esistono. Loro sono. Degli imbecilli senza un futuro, ma è un dettaglio.

Abitano in un posto dove non vogliono stare, parlano argomenti che non conoscono, non superano le 80 parole, le pause sono sostituite da bro, frà, zio, ci sta. Il volume dell’eloquio è altissimo, perché meno hai da dire più gridi per farti sentire – principio applicabile anche agli inquilini pro-tempore di certe auguste poltrone – sono provincialotti invidiosi e cattivelli, che pensano di parlare, ma emettono flatulenze: non stupisce che per loro il mondo sia una merda.

Sono quelli che in branco entrano nel vagone ferroviario dal quale si sta uscendo, senza lasciare scendere chi deve uscire, con spintoni e ascelle puzzolenti e se reagisci si esibiscono in tutta la loro maleducazione e violenza. Questo mentre controllori profumatamente stipendiati per il nulla che fanno, si rifiutano di intervenire. Sono quelli che vandalizzano quello che trovano. Prendono a calci i cestini della spazzatura fino a farli cadere. Spaccano bottiglie a terra e lasciano i vetri dove stanno. Sono quelli che, ripresi, ti cercano per disturbarti nella notte o minacciarti di giorno, ma quando fai sul serio diventano agnellini. Poveracci giovani che diventeranno adulti poveracci per morire da poveracci dopo avere buttato la vita.

C’è un ulteriore dramma: votano. E votano a destra perché c’è bisogno d’ordine quelli che E tè che cxxxo vuoi?, ma al loro disordine non ci pensano. Ci pensano uome e uomini forti.

Ma ne parliamo un’altra volta.

 

 

 

(6 novembre 2025)

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